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L'impero ottomano all'inizio del '500
a
sinistra: il sultano Solimano II
All'inizio del '500 l'impero ottomano è già costituito da un territorio
molto esteso: il controllo dell'impero si estende dall'Egitto attraverso la
Palestina e la Siria fino alla Grecia e ai principati balcanici. Ma in
occidente nessuno lo ritiene un pericolo. I contatti
commerciali con i turchi sono intensi e la collaborazione pacifica si
estende persino alla sfera militare. Ispettori tedeschi e italiani
sovrintendono all'allestimento della'artiglieria turca. La rete degli agenti
veneziani nell'impero ottomano funziona e trasmette informazioni non soltanto alla Serenissima, ma anche a Parigi,
ai ricchi banchieri della famiglia Fugger ad Augusta, a Madrid e a Londra.
Perciò l'Occidente è ben informato sul giovane sultano Solimano II che
governa un impero grandissimo, ma non affatto stabile.
Forti tensioni politiche e
religiose interne sono all'ordine del giorno e gli rendono la vita molto difficile.
Solimano diventa aggressivo
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Di fronte a questa
situazione Solimano cerca, per i suoi guai, una soluzione molto amata dai potenti di
tutti i tempi, fino ad oggi: cerca la soluzione dei problemi interni in
successi militari contro i nemici esterni (o presunti tali).
Il nemico più vicino è l'Ungheria che all'epoca si estende fino a oltre Belgrado e che
è comprensibilmente preoccupata quando la Turchia, a partire dal 1526, comincia a far capire le
sue intenzioni bellicose. |
Leggete anche:

1683 - il secondo
assedio di Vienna
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Gli ungheresi chiedono aiuto
Così gli emissari ungheresi chiedono aiuto.
Ma per il Papa Clemente VII il vero nemico della fede, l'anticristo, non si
trova sui territori balcanici, bensì in Germania, dove Martin Lutero sta
mettendo in pericolo l'autorità della Chiesa di Roma. Inoltre teme molto di
più il
cristianissimo imperatore del Sacro Romano Impero Carlo V che rifiuta
l'obbedienza alla Santa Sede. Nel maggio del 1526 il Papa riesce, con grande
zelo e abilità diplomatica, a mettere in piedi un'alleanza franco-italiana,
la Saint Ligue di Cognac, ma non contro il sultano che è già sul piede di
guerra, ma contro l'imperatore romano-tedesco che ha nuovamente sconfitto il
suo altrettanto cristianissimo rivale, il re di Francia Francesco I. Gli
ungheresi che compaiono ripetutamente a Roma, ottengono buone parole, la
santa benedizione e devono ripartire a mani vuote. E neppure Lutero sostiene
la loro causa, lui con il sofisticato argomento: "Combattere contro i turchi
significherebbe rivoltarsi al Signore, che con questo flagello ci punisce
per i nostri peccati."

I famosi e temuti lanzichenecchi tedeschi
L'Austria comincia ad interessarsi
dell'Ungheria
Quando i turchi, nell'agosto del 1526, riescono a battere facilmente
l'esercito ungherese, ma rinunciano, per motivi non del tutto chiari, a
occupare l'Ungheria, l'Austria comincia ad interessarsi del vuoto militare
che si è creato davanti alle sue porte. Ma non per aiutare i poveri
ungheresi, bensì per impadronirsi a sua volta del ghiotto boccone. Per
poterlo fare deve prima eliminare il nuovo re ungherese, un certo Zapolya,
probabilmente uno dei re più psicopatici e brutali della storia. Batterlo
militarmente e mandarlo in esilio non è troppo difficile a causa
dell'opposizione che si è creata in Ungheria contro questo re non proprio
popolare. Ma purtroppo, l'esercito austriaco sì servi, nella sua avanzata,
delle famigerate truppe d'assalto comandate da capitani tedeschi che
imperversano terrorizzando i villaggi ungheresi indifesi, creandosi così
parecchi nuovi nemici. Alla fine, Ferdinando riesce lo stesso a
farsi incoronare re d'Ungheria, nel 1527, promettendo di riportare pace e
ordine nello stremato paese.
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Ora è l'Austria che se la deve prendere
con i turchi
Una promessa che non riesce a mantenere, perché i turchi hanno
solo momentaneamente rinunciato al loro obiettivo che si chiama
Ungheria. Ripescano dall'esilio Zapolya, per farsene una pedina
contro Ferdinando, e ricominciano ad avanzare verso nord-ovest.
Per i prossimi centocinquanta anni l'Ungheria si trasforma in
un campo di battaglia quasi permanente e intere province del
paese diventano terra bruciata, cambiando spesso padrone. |
La
ricostruzione degli eventi in questo articolo segue il racconto
di Stephan Vajda che, nella sua "Storia dell'Austria", ha
condensato i mille anni dell'impero asburgico.
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Perché i turchi assalgono Vienna?
Nell'estate del 1529 l'esercito turco si dirige dritto verso Vienna. Il
motivo di questa decisione del sultano Solimano non è, come più tardi si
sarebbe sostenuto, di impadronirsi dell'Austria e di avanzare da lì verso il
cuore dell'Europa. E non era affatto sua intenzione sferrare una
guerra santa contro il cristianesimo. Solimano non dispone certo di forze
sufficienti per obbiettivi così ambiziosi, anzi non sarebbe nemmeno in grado di
tenere per un periodo più lungo la capitale Vienna. Le vie di rifornimenti
per l'esercito turco di 200.000 uomini sono lunghissime, tutto ciò di cui ha
bisogno, comprese le armi pesanti, deve essere trasportato di continuo sul
posto, superando un percorso di più di mille chilometri sulle strade balcaniche
in condizioni disastrose. Il motivo dell'assalto a Vienna è invece di
servirsene come oggetto di scambio, ottenendo il riconoscimento dell'Ungheria
come stato vassallo sotto il reintegrato re Zapolya.
Perché l'assalto turco fallisce?
L'assedio
di Vienna (a sinistra un'incisione dell'epoca) dura dalla fine di di
settembre fino al 14 ottobre 1529. Solimano spera in una veloce resa della
città, ma l'assedio si tira per le lunghe, le giornate sono ormai brevi e
troppo fredde per i soldati turchi. I difensori di Vienna si battono bene,
ma non sarebbero certo in gradi di resistere a lungo contro le forze ben
superiori del nemico. Per loro fortuna l'armata ottomana si è
assottigliata nella lunga avanzata nei territori austriaci, lasciando
Solimano a corto di armi pesanti. Per di più, il ricorso iniziale alla
guerra psicologica, cioè alla strategia di terrorizzare la popolazione
austriaca con delle incursioni di squadroni ausiliari mongolo-tatari
finisce con l'essere un grave svantaggio per l'esercito regolare turco che
nel devastato territorio ben presto non trova più né viveri né foraggio per
gli animali. Così, dopo un ultimo assalto alla città fortificata che va a
vuoto, il 14 ottobre il sultano ordina la ritirata.
1562 - si fa pace tra l'Austria e l'impero ottomano
In compenso i turchi prendono saldamente piede in Ungheria. Segue un
decennio di continue piccole guerre in cui parecchie città e fortezze
cambiano ripetutamente di mano, ma la situazione generale rimane immutata.
Ferdinando vuole riconquistare l'Ungheria, ma da solo non ci riesce e così
si arriva a un trattato di pace con l'Impero ottomano che viene firmato nel
1562. Una pace molto provvisoria.
Dall'Occidente cristiano l'Austria non si può più aspettare un valido aiuto.
Il cristianissimo re della Francia Francesco I stringe un patto con il
sultano Solimano. Gli altri poteri cristiani sono troppo impegnati nella
lite sulla vera fede, tra Chiesa romana e la Riforma di Lutero. I problemi
dell'Austria con l'Ungheria e con i turchi sono ormai generalmente ritenuti
problemi interni all'impero asburgico. |