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Home > Itinerari turistici > Vienna > Il duomo di Santo Stefano

Seconda parte dell'articolo sul duomo di Santo Stefano a Vienna.

Sui muri del duomo

La piazza davanti alla chiesa principale di una città era sempre anche il luogo dove si teneva il mercato cittadino e le fiere che radunavano i commercianti stranieri (la parola tedesca "Messe" significa, non a caso, sia "messa" che "fiera"). Per essere al sicuro dagli imbroglioni che spesso e volentieri usavano misure e pesi truccati il comune fece applicare al muro della chiesa delle stecche di ferro con le misure corrette che ognuno poteva usare per controllare. Un rimedio semplice, ma efficace contro i disonesti...

Durante l'occupazione nazista (dal 1938 al 1945) la sigla "O5" era quella della resistenza antinazista. 5 sta per "E", la quinta lettera dell'alfabeto, O5 significa quindi "OE" = "Österreich" (Austria). Dopo l'annessione dell'Austria la denominazione "Österreich" era vietata!
I nazisti lo lavavano via, ma riappariva sempre di nuovo. Oggi la sigla è incisa nella pietra del duomo e protetta da una lastra di vetro, per ricordare. Per saperne di più:
L'annessione dell'Austria alla Germania e
La resistenza austriaca contro Hitler

All'interno del duomo

Entrando nel duomo ci si rende subito conto delle dimensioni enormi e della vastità delle tre navate, anche se il grande numero di visitatori di oggi smorza un po' l'effetto maestoso voluto dai costruttori.


Tutte le foto in questa pagina: Wikipedia

Come si vede nella foto in alto, all'interno ci sono anche molti elementi decorativi in stile barocco, aggiunti nel 17° secolo (l'altare maggiore e gli altari addossati ai pilastri delle navate o all'interno delle cappelle laterali), ma il capolavoro più bello all'interno è senz'altro il bellissimo pulpito in stile gotico-fammingo dello scultore Anton Pilgram (in tedesco "Pilgramkanzel"), realizzato nel 1514-1515:

L'artista tra medioevo e rinascimento

Un particolare che nessuna guida turistica tralascia è l'immagine che lo scultore del pulpito ha lasciato di se stesso, nella colonna che sostiene il pulpito (in basso a destra) e ancora in un altro muro (in basso a sinistra), sempre come se guardasse la sua opera da una finestra.

In realtà, questi due autoritratti in pietra sono molto più di una semplice curiosità o di un capriccio personale dello scultore. Nell'epoca precedente al rinascimento, tra il '200 e il '300, sarebbe stato impensabile e considerato blasfemo che un artista si mettesse in mostra così orgogliosamente.

Nel medioevo l'artista era l'artigiano che doveva servire dio come tutti gli altri, non aveva nessun ruolo emergente. L'opera d'arte non era espressione del suo genio e della sua bravura, era vista solo nella sua funzione di rendere più profonda la fede, di aumentare la devozione in dio. Quasi mai l'artista firmava la sua opera, e così spesso è rimasto sconosciuto fino ad oggi.

Il Rinascimento ruppe radicalmente con questa tradizione. L'artista cominciò a riconoscersi come intellettuale che creava opere uniche e irrepetibili. I molti autoritratti di pittori e scultori dell'epoca dimostrano non solo un proprio orgoglio artistico, ma anche un ruolo dell'artista nella società completamente cambiato. Ora l'artista era degno della massima stima, il suo genio non era più soltanto servitore di dio, ma acquistò un valore autonomo.

Lo scandalo della "Haas-Haus"

Proprio di fronte al duomo, all'inizio della famosa ed elegante strada "Graben" c'era, fino all'ultima guerra, il grande magazzino "Haas". Al suo posto è stato inaugurato, nel 1990, un nuovo "Haas-Haus", un edificio moderno (architetto: Hans Hollein) nella cui facciata parzialmente a specchio si rispecchia il duomo di Santo Stefano, che dista solo pochi metri. Un contrasto architettonico quasi violento che, all'inizio, suscitò forti proteste e fece gridare allo scandalo molti viennesi tradizionalisti. Ma nel frattempo si sono calmati, hanno capito che è proprio questo contrasto che rende stimolante la piazza. E i turisti apprezzano.

Prendetevi un po' di tempo...

Il duomo di Santo Stefano racconta ancora molte altre cose e stupisce il visitatore in molti altri modi. Ma queste due pagine non possono e non vogliono sostituire una buona guida che dovete comunque portare con voi se volete non solo vedere, ma anche capire.

Altre cose da vedere sono p.e. la campana "Pummerin" fusa nel 1711 dal bronzo dei canoni conquistato da Turchi durante il loro assedio a Vienna. Pesa oltre 20 tonnellate, è tra le più pesanti campane del mondo e si trova nella torre nord, quella incompiuta. Crollata e distrutta durante la seconda guerra mondiale fu rimessa in opera nel 1957 e da allora dà il benvenuto a ogni nuovo anno, nella notte di San Silvestro.

Guardate anche il bell'organo moderno che nel 1960 ha sostituito l'"organo gigante" del 1886, l'altare maggiore in stile barocco, l'altare "di Wiener Neustadt", un trittico in stile gotico del 1447, le catacombe e le altre cose che il duomo conserva. Prendetevi un po' di tempo se volete vedere bene questa bellissima chiesa...

La tavola commemorativa posta nel 2006 all'interno del duomo e
dedicata a Wolfgang Amadeus Mozart dice:

"Wolfgang Amadeus Mozart e Costanze Weber si sposarono il 4 agosto 1782
nella loro parrocchia di Santo Stefano. Il loro quarto figlio Johannes
e il sesto figlio Franz furono battezzati qui.
Dopo la morte di Mozart - poco prima aveva fatto domanda per il posto
di maestro di cappella nella chiesa di Santo Stefano -
fu celebrato qui, il 6 dicembre, il requiem
e le sue spoglie furono consacrate nella Cappella della croce."

Link per saperne di più:

Per tornare alla prima parte dell'articolo:

Il duomo di Santo Stefano (1a parte)
Una chiesa come questa che per secoli stava al centro della vita (non solo religiosa) di Vienna e dell'Austria può raccontare molte cose.

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