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Lasciamo Rattenberg dopo una scorta di panini alla pizza (sic!) dall’aria tedesca, e passiamo di nuovo un confine, non prima però di una rapida sosta a
Kufstein, la città più tedesca del Tirolo, assalita dai marchi e dai bavaresi che vengono qui a fare shopping.
 Case a Kufstein Foto: Fabio Ronci
Il luogo è un lunghissimo centro commerciale proprio per questo motivo, svicolando le sirene del consumismo ci accingiamo a salire verso una ennesima fortezza, la locale Burg che ospitò imperatori e cannoni, a sua volta obiettivo preferito dei tiri bavaresi nei secoli. Torrette di guarda e feritoie, murature annerite dagli spari fanno sfoggio di sé, come una vecchia signora al lifting, prima della sera di gala. Camminamenti e croci azzurre che vogliono essere un memento mori del castello: di lì infatti entrarono a sorpresa i bavaresi, e la macchia (disonorata) ebbe il compito di avvisare il resto degli assalitori circa la strada migliore per attaccare i tirolesi. Dall’alto le montagne segnano il confine tirolese col resto del mondo, con le nuvole che scaricano pioggia, sia al di qua che di là di una semplice, retorica, linea politica, indifferenti degli stati, delle guerre passate, e di quelle future.
La strada cambia padrone e ci porta in Baviera per 100 chilometri, e siamo di nuovo in Austria Felix, attratti dal suono del violino, fino a
Salisburgo. La città si ripresenta allo sguardo dell’ancor giovane sognatore di alcuni anni fa’ con tutta la sua magia, un ragazzo che si innamorò di un giovane ribelle che sfidò la Chiesa, suonando come un nuovo Dio.
 Salisburgo Foto: Fabio Ronci
Il fascino musicale della città in Agosto è intatto, c’é ancora Mozart, la Getreidegasse, i Kugeln e la folla multietnica, che dentro alla pioggia incessante sembra quasi claustrofobica. La vitalità del luogo è inaudita: la Peterskeller, la birra Stiegl, Mirabellplatz oltre il fiume Salzach, acqua sopra e sotto, mentre il ponte sopra la Salzach trema sotto i piedi.
L’ambiente caldo ed ovattato della Peterskeller ci avvolge con la musica a basso volume, impercettibile relax che accompagna la birra chiara e fresca, il tempo sembra fermo all’interno del convento di S.Pietro, dove lo spirito santo ha lentamente lasciato il posto a quello alcolico.
Fuori piove ancora, bighelloniamo tra negozi affollati di giapponesi, alla ricerca di un improbabile espresso e sigarette per inquinare l’ambiente circostante.
 Un tradizionale "mezzo di trasposto" di Salisburgo Foto: Fabio Ronci
Cena con Brezel e birra all’ombra del castello, casa della Stiegl, dalle finestre del locale si gode una magnifica vista della città già immersa nella penombra, mentre qualcuno canta arie operistiche nel Duomo in basso. Le parole che si sovrappongono ai pensieri, all’alcol ed alla musica, lontana oltre i tetti.
Piove sulla notte mozartiana, le fontane ed il Mönchsberg brillano di luce riflessa; le parures delle signore ingioiellate all’interno della Festspielhaus brillano all’unisono con l’esterno, dal marciapiede, avvolti in K-Ways grondanti abbiamo l’aspetto di clienti indecisi sull’acquisto, di fronte ad un immenso acquario.
Via da Salisburgo con un inatteso sole, ed il passaggio della frontiera avviene sotto il cielo blu cobalto, contro cui le nuvole grigie ed il verde delle montagne si stagliano senza riguardo, andando a formare un’ immagine idillica, quasi da cartolina. Si prosegue lungo le valli bavaresi, costeggiando cascine di legno addobbate dagli immancabili gerani, con una sosta presso un affumicatoio di pesce, dove l’odore del legno che brucia ci accoglie accanto a veri pesci in una vasca, pronti per essere assassinati ed affumicati come sacrificio al Dio denaro, mentre una capretta si finge elemento alpino incontaminato, pronta per essere fotografata furtivamente; purtroppo però risulta legata con una corda maligna, che accende il desiderio di procurale una fuga coatta verso il suo ambiente naturale... |