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Innsbruck in un pomeriggio estivo è calda come Ischia, e come l’isola è piena di italiani, tra cui molti napoletani. Il sole splende sulle cime delle montagne pericolosamente a picco sul centro storico, e le strade scottano letteralmente: la ricerca della Pension Sigrid ci porta a vedere molto verde e tetti rossi. Il Goldenes Dachl è praticamente accerchiato e “guardato a vista” da fotografi e turisti per caso; uno scatto è d’obbligo anche per noi.
 Il "Goldenes Dachl" (tetto d'oro) Foto: Fabio Ronci
Si passeggia nelle stradine colorate del centro storico, si vede molto, si perde altrettanto, tra la folla gracchiante plurilingue. Torri e graffiti, affreschi che spuntano un po’ ovunque dalle facciate dei palazzi, esaltando storia e folklore tirolesi, tra tanta nostalgia di basso impero e kitsch imperante, debordante oltre gli stessi negozi di souvenir.
Lungo lo Hofgarten sostano tavoli e birrerie dove si beve birra austriaca e si mangia pesce di Amburgo, in una strana commistione di alpi e mare, tra impero e città anseatica: è un gemellaggio che accoglie i turisti assetati di birra, e di immagini da portare via.
Nel primo pomeriggio è possibile avventurarsi in Wanderungen, ovvero in lunghe passeggiate sulla montagna, oltre il fiume Inn, tra sentieri segnati dal naturalismo germanico, panchine per le soste e cartelli altimetrici.
Il caldo non ha alcuna intenzione di abbandonare la capitale del Tirolo, così ci si trascina un po’ goffi e molto sudati lungo i percorsi montani, da cui la città appare in tutta la sua fantasmagoria di tetti aguzzi e strade strette che accompagnano il fiume, e da questo si allontanano, verso altri lidi. Biergarten dopo una visita ad una strana torre rotonda che vuole ricostruire la battaglia di liberazione del Tirolo, con tanto di statue che rappresentano i napoleonici ed Andreas Hofer, una sorta di Garibaldi locale, simbolo della lotta d’indipendenza tirolese. L’effetto della ricostruzione in stile 3-D alla Gardaland è incisivo, tanto che sembra di trovarsi veramente in mezzo al campo napoleonico, molto kitsch, ma suggestivo. La voce che, a stento, spiega in un italiano alla Stanlio ed Ollio ciò che accade attorno a noi è di un effetto a dir poco comico.
Di nuovo al centro, dentro il tettuccio, sulle tracce dell’ultimo cavaliere, tra i suoi sogni, le maschere allegoriche da torneo e ritratti di famiglia, così come al Ferdinandeum, più tardi, dove una doppia teca di vetro antiproiettile protegge un dipinto di Bruegel come una sacra sindone, da mani e sguardi impertinenti, alla ricerca di conferme tattili a conoscenze scolastiche.
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