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"Le mete dei viaggi sono
interessanti
soltanto perché c'è il viaggio di mezzo."
(Elisabeth Eugenie Amalie von Wittelsbach, detta Sissi o Sisi)

La villa "Achilleion" che Sissi si fece costruire sull'isola
di Corfu in Grecia.
Il nome si ispira a Achille, uno dei suoi eroi preferiti.
Della duchessa di Baviera, poi imperatrice d’Austria e infine
regina d’Ungheria nota con il nomigliolo di Sissi o Sisi (pare che fosse
questo il vero soprannome dell’imperatrice), conosciamo una biografia
piuttosto romanzata grazie al ciclo dei tre film, famosissimi, di Ernst
Marischka degli anni Cinquanta del Novecento con la splendida e fresca Romi
Schneider che per tutta la vita - suo malgrado - sarà l’imperatrice Sissi
nel cuore dei suoi ammiratori. La Sissi dei film appare come un personaggio
passionale e poetico, ribelle e anticonformista. Ciò è vero solo in parte
poiché i film non analizzano dal punto di vista psicologico la figura di
questa donna tormentata fino all’eccesso ed estremamente a disagio nel suo
ruolo a corte. Forse ciò è dovuto al fatto che, per gli austriaci e gli
ungheresi, Sissi ha sempre rappresentato un mito incontrastato, la
protagonista assoluta di una storia leggendaria dai mille risvolti, che la
maggior parte delle biografie moderne e contemporanee tende invece a
sottolineare impietosamente.
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Conosciamo il suo fidanzamento – non voluto dalle
rispettive madri – con suo cugino di primo grado, l’imperatore Franz
Josef; conosciamo il rapporto ostile con la suocera-zia che le rese
sempre la vita un inferno; conosciamo la malattia - una forma acuta
di tubercolosi – che fornì il motivo (o la scusa?) a rifugiarsi in
luoghi dalla temperatura più mite; conosciamo la tragica fine di suo
figlio Rodolfo che morì suicida dopo aver ucciso la sua amante nel
casino di caccia del Mayerling. Per ovvie ragioni – perché Sissi
rimane pur sempre un mito - i film non parlano della sua maniacale
ed estenuante cura per l’aspetto fisico, in particolare il corpo che
la fece ammalare di anoressia. Non si conosce neanche la verità sul
rapporto fra sua madre e suo padre che nei film appaiono gli
innamorati che nella realtà non sono mai stati. Insomma, i film del
famoso ciclo di Sissi hanno trasformato la vita di una donna
problematica, forse malata e, per alcuni versi, sfortunata in un
romanzo d’amore e d’avventure. |
Chi è Sabrina Bottaro,
l'autrice
di questo testo?
Sabrina è laureata in "Lingue e Letterature Straniere". Si interessa di critica letteraria, cinema, letteratura e scrittura creativa. Ha frequentato un corso di formazione editoriale e lavora come insegnante di lingue e come traduttrice freelance.
Per mettersi in contatto con l'autrice scrivete al webmaster di
questo sito:
webmaster@viaggio-in-austria.it |
Ciò che pochi conoscono è l’amore spasmodico che Sissi
nutrì per il viaggio e che la portò, negli ultimi anni della sua vita, a
viaggiare in lungo e in largo per l’Europa, che non la riportò più a
casa e che le fece incontrare la morte per mano di un anarchico italiano
in Svizzera.
Nell’estate del 2000 fu allestita nel castello di Miramare a Trieste –
residenza estiva del cognato di Sissi - una straordinaria mostra
temporanea dal titolo “Sissi, l’impossibile altrove”. Un titolo
emblematico e misterioso. La mostra presentava un percorso fisico e
spirituale attraverso l’Europa che Sissi aveva affrontato con gioia e un
profondo senso di liberazione e di aspettativa negli anni seguenti la
morte di suo figlio. Era fuggita da Vienna, dalla corte e dal marito per
cercare pace altrove. Ecco l’altrove.

Il servizio da viaggio che Francesco Giuseppe donò a Sissi
per il loro fidanzamento. Non poteva sapere quale significato fatale
avrebbe assunto in seguito...
Fin dal giorno in cui Sissi mise piede a Vienna, si sentì
soffocare dagli obblighi e dall’iprocrita apparenza. Era ancora adolescente
quando sposò Franz Joseph e divenne imperatrice, il suo disagio non dovrebbe
oggi sorprendere. Man mano che gli anni passavano, la sua vita divenne un
inferno sia a causa della suocera che la tormentava (ed è vero, come nei
film) sia a causa della pesante vita che l’obbligava a prestarsi e prestare
la propria immagine per “le apparenze della casa imperiale d’Austria”, a
voler citare una frase del secondo film di Marischka. Sissi comprende ben
presto di poter essere ambasciatrice di pace e di unione in Ungheria, un
paese alquanto problematico dell’Impero. Decise di partire, di allontanarsi
da Vienna per ricostruire i rapporti fra l’intellighenzia ungherese e la
corte imperiale e riscuote un successo incredibile. È questo il primo di una
lunga serie di viaggi, il punto di partenza della sua nuova vita lontano
dalla corte di Vienna. Viaggiare per lei avrebbe significato fuggire da
Vienna, trovare un altrove, un luogo dove essere felice e in pace e ciò oggi
ci appare come un paradosso perché come poteva Sissi trovare pace
peregrinando di regno in regno?
L’intero ciclo di film tace un particolare allarmante.
L’innamoratissimo Franz Joseph che nei film ci appare come profondamente
devoto alla moglie, nella realtà non aveva poi molta comprensione per la sua
giovane sposa e per le sue esigenze. Sissi si allontanò da lui anche
fornendogli un’amante, un’attrice di teatro di nome Katharina Schratt, per
evitare sensi di colpa per averlo abbandonato. Sissi viaggiò soprattutto a
bordo di una carrozza che poteva agganciarsi ai treni, una vettura al cui
interno era stato ricostruito un ambiente nobile, una specie di lussuosa
residenza circolante. Questa carrozza divenne una leggenda che catturò la
curiosità dei residenti dei numerosi paesi europei che Sissi visitò. I suoi
viaggi furono sulla bocca di tutti soprattutto per l’audacia
dell’imperatrice che non si spaventò davanti a niente, davanti a nessuna
difficoltà.
Sissi andrà in Grecia, Italia, Inghilterra, Francia, Germania, Portogallo,
Irlanda..., ovunque il suo cuore venisse richiamato da un qualche oscuro
spirito che l’attirava inconsapevolmente (?) a sé. Sempre Sissi fu mossa da
uno strano sentimento che le agitava lo stomaco. Odiava Vienna e il
cerimoniale di corte spagnolo, ma rimase sempre innamorata di suo marito
anche quando gli procurò un’altra donna con cui distrarsi durante la sua
assenza diventata abituale.
A Ginevra, sulla banchina, mentre aspettava di imbarcarsi sul lago, Sissi fu
colpita a morte da Luigi Lucheni, anarchico italiano di venticinque anni. Si
accorse di esser stata ferita solo qualche ora dopo, ma ormai era troppo
tardi. Sissi morì, ironicamente e tragicamente a causa di quel titolo che
rappresentava il suo paese e la vita che odiava e dalla quale aveva sempre
cercato di fuggire.
Sabrina Bottaro |