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L'inestinguibile sete del viaggio nell'imperatrice Sissi

 

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Storia dell'Austria - di Stefan Vajda

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Durante i suoi numerosi viaggi Elisabeth era sempre alla ricerca di una pace interiore che in realtà non trovò mai. Viaggiare era per lei anche un mezzo per fuggire dalla odiata corte di Vienna. Articolo a cura di Sabrina Bottaro.

"Le mete dei viaggi sono interessanti
soltanto perché c'è il viaggio di mezzo."
(Elisabeth Eugenie Amalie von Wittelsbach, detta Sissi o Sisi)


La villa "Achilleion" che Sissi si fece costruire sull'isola di Corfu in Grecia.
Il nome si ispira a Achille, uno dei suoi eroi preferiti.

Della duchessa di Baviera, poi imperatrice d’Austria e infine regina d’Ungheria nota con il nomigliolo di Sissi o Sisi (pare che fosse questo il vero soprannome dell’imperatrice), conosciamo una biografia piuttosto romanzata grazie al ciclo dei tre film, famosissimi, di Ernst Marischka degli anni Cinquanta del Novecento con la splendida e fresca Romi Schneider che per tutta la vita - suo malgrado - sarà l’imperatrice Sissi nel cuore dei suoi ammiratori. La Sissi dei film appare come un personaggio passionale e poetico, ribelle e anticonformista. Ciò è vero solo in parte poiché i film non analizzano dal punto di vista psicologico la figura di questa donna tormentata fino all’eccesso ed estremamente a disagio nel suo ruolo a corte. Forse ciò è dovuto al fatto che, per gli austriaci e gli ungheresi, Sissi ha sempre rappresentato un mito incontrastato, la protagonista assoluta di una storia leggendaria dai mille risvolti, che la maggior parte delle biografie moderne e contemporanee tende invece a sottolineare impietosamente.
.

Conosciamo il suo fidanzamento – non voluto dalle rispettive madri – con suo cugino di primo grado, l’imperatore Franz Josef; conosciamo il rapporto ostile con la suocera-zia che le rese sempre la vita un inferno; conosciamo la malattia - una forma acuta di tubercolosi – che fornì il motivo (o la scusa?) a rifugiarsi in luoghi dalla temperatura più mite; conosciamo la tragica fine di suo figlio Rodolfo che morì suicida dopo aver ucciso la sua amante nel casino di caccia del Mayerling. Per ovvie ragioni – perché Sissi rimane pur sempre un mito - i film non parlano della sua maniacale ed estenuante cura per l’aspetto fisico, in particolare il corpo che la fece ammalare di anoressia. Non si conosce neanche la verità sul rapporto fra sua madre e suo padre che nei film appaiono gli innamorati che nella realtà non sono mai stati. Insomma, i film del famoso ciclo di Sissi hanno trasformato la vita di una donna problematica, forse malata e, per alcuni versi, sfortunata in un romanzo d’amore e d’avventure.

Chi è Sabrina Bottaro,
l'autrice di questo testo?


Sabrina è laureata in "Lingue e Letterature Straniere". Si interessa di critica letteraria, cinema, letteratura e scrittura creativa. Ha frequentato un corso di formazione editoriale e lavora come insegnante di lingue e come traduttrice freelance.

Per mettersi in contatto con l'autrice scrivete al webmaster di questo sito:
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Ciò che pochi conoscono è l’amore spasmodico che Sissi nutrì per il viaggio e che la portò, negli ultimi anni della sua vita, a viaggiare in lungo e in largo per l’Europa, che non la riportò più a casa e che le fece incontrare la morte per mano di un anarchico italiano in Svizzera.

Nell’estate del 2000 fu allestita nel castello di Miramare a Trieste – residenza estiva del cognato di Sissi - una straordinaria mostra temporanea dal titolo “Sissi, l’impossibile altrove”. Un titolo emblematico e misterioso. La mostra presentava un percorso fisico e spirituale attraverso l’Europa che Sissi aveva affrontato con gioia e un profondo senso di liberazione e di aspettativa negli anni seguenti la morte di suo figlio. Era fuggita da Vienna, dalla corte e dal marito per cercare pace altrove. Ecco l’altrove.


Il servizio da viaggio che Francesco Giuseppe donò a Sissi
per il loro fidanzamento. Non poteva sapere quale significato fatale
avrebbe assunto in seguito...

Fin dal giorno in cui Sissi mise piede a Vienna, si sentì soffocare dagli obblighi e dall’iprocrita apparenza. Era ancora adolescente quando sposò Franz Joseph e divenne imperatrice, il suo disagio non dovrebbe oggi sorprendere. Man mano che gli anni passavano, la sua vita divenne un inferno sia a causa della suocera che la tormentava (ed è vero, come nei film) sia a causa della pesante vita che l’obbligava a prestarsi e prestare la propria immagine per “le apparenze della casa imperiale d’Austria”, a voler citare una frase del secondo film di Marischka. Sissi comprende ben presto di poter essere ambasciatrice di pace e di unione in Ungheria, un paese alquanto problematico dell’Impero. Decise di partire, di allontanarsi da Vienna per ricostruire i rapporti fra l’intellighenzia ungherese e la corte imperiale e riscuote un successo incredibile. È questo il primo di una lunga serie di viaggi, il punto di partenza della sua nuova vita lontano dalla corte di Vienna. Viaggiare per lei avrebbe significato fuggire da Vienna, trovare un altrove, un luogo dove essere felice e in pace e ciò oggi ci appare come un paradosso perché come poteva Sissi trovare pace peregrinando di regno in regno?

Per sapere di più su Elisabetta d'Austria:
Elisabetta d'Austria ("Sissi") - al di là dei miti e dei cliché

L’intero ciclo di film tace un particolare allarmante. L’innamoratissimo Franz Joseph che nei film ci appare come profondamente devoto alla moglie, nella realtà non aveva poi molta comprensione per la sua giovane sposa e per le sue esigenze. Sissi si allontanò da lui anche fornendogli un’amante, un’attrice di teatro di nome Katharina Schratt, per evitare sensi di colpa per averlo abbandonato. Sissi viaggiò soprattutto a bordo di una carrozza che poteva agganciarsi ai treni, una vettura al cui interno era stato ricostruito un ambiente nobile, una specie di lussuosa residenza circolante. Questa carrozza divenne una leggenda che catturò la curiosità dei residenti dei numerosi paesi europei che Sissi visitò. I suoi viaggi furono sulla bocca di tutti soprattutto per l’audacia dell’imperatrice che non si spaventò davanti a niente, davanti a nessuna difficoltà.

Sissi andrà in Grecia, Italia, Inghilterra, Francia, Germania, Portogallo, Irlanda..., ovunque il suo cuore venisse richiamato da un qualche oscuro spirito che l’attirava inconsapevolmente (?) a sé. Sempre Sissi fu mossa da uno strano sentimento che le agitava lo stomaco. Odiava Vienna e il cerimoniale di corte spagnolo, ma rimase sempre innamorata di suo marito anche quando gli procurò un’altra donna con cui distrarsi durante la sua assenza diventata abituale.

A Ginevra, sulla banchina, mentre aspettava di imbarcarsi sul lago, Sissi fu colpita a morte da Luigi Lucheni, anarchico italiano di venticinque anni. Si accorse di esser stata ferita solo qualche ora dopo, ma ormai era troppo tardi. Sissi morì, ironicamente e tragicamente a causa di quel titolo che rappresentava il suo paese e la vita che odiava e dalla quale aveva sempre cercato di fuggire.

Sabrina Bottaro

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Sissi
di Brigitte Hamann
407 pagine,
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