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Non è mai facile parlare di un fenomeno letterario quando ci si viene a trovare all’interno dello stesso, nel momento della sua piena manifestazione. E il problema non viene solamente dal fatto che non sia ancora possibile vederne gli estremi risultati, o gli sviluppi più avanzati, ma anche dalla sua natura molto spesso ambigua. A rendere difficoltosa una trattazione che tenga conto di tutti i suoi aspetti contribuisce in larga parte il fatto che esso trae la sua origine da ambiti esterni, per molti versi del tutto estranei, alla letteratura, per poi produrre effetti estremamente evidenti e determinanti su di essa.
Il discorso cambia quando si parla di Postmoderno avendo come base dei testi dato che, come ho già osservato, il segno che la tendenza postmoderna lascia su di essi è fortemente tangibile.
Per questo motivo ho trovato opportuno, in questo mio lavoro, parlare di Postmoderno limitandomi ad indicare ed evidenziare le sue origini, visto che fornirne oggi una teorizzazione che abbia un minimo valore di affidabilità è impresa pressoché impossibile.
Al fine di iniziare una discussione che abbia una sua coerenza ho scelto un autore contemporaneo la cui opera narrativa è caratterizzata da grande eclettismo e da molteplicità di spunti di indagine: nel panorama letterario odierno pochi scrittori possiedono la poliedricità di Christoph Ransmayr. Perciò nel mio lavoro vorrei far parlare i suoi testi, con le loro tematiche e gli atteggiamenti narrativi dell’autore. Tutto questo per trattare il Postmoderno nel modo a mio parere più efficace possibile. In ogni caso non tralascerò di disegnare, in un capitolo iniziale, i lineamenti di quello che oggi chiamiamo Postmoderno, la sua origine, i suoi contrasti interni ed esterni, la sua eventuale posizione storica e, soprattutto, i suoi effetti a livello letterario.
Nei restanti due capitoli ho inteso lavorare sui testi, sottolineando due tematiche importanti, "spie" di attitudini narrative in via di trasformazione nonché di particolari rapporti dell’autore con i personaggi e con i testi stessi, dei suoi tipici modi di procedere nella rielaborazione del materiale preesistente. In questa analisi ho preso in considerazione soltanto i tre romanzi dell’autore austriaco: Die Schrecken des Eises und der Finsternis del 1984, il best-seller Die letzte Welt del 1988, e Morbus Kitahara, ultima creazione romanzesca di Christoph Ransmayr, datata 1995; il fatto di esaminare opere di un artista del reportage quale è Ransmayr mi ha indotto ad escludere le raccolte di brevi racconti e diari in prosa, in primo luogo perché un’analisi di tali produzioni risulterebbe certo molto interessante ma in alcuni frangenti sicuramente frammentaria e dispersiva, in secondo luogo perché penso che in fondo, per addentrarsi nei labirinti di una corrente o, come in questo caso, di una tendenza letteraria, non vi sia nulla di più appropriato dell’ampio raggio di azione e della pluralità di vedute che solo il genere romanzo può offrire. Tra i temi che ho considerato importanti al fine di "leggere il Postmoderno" dai testi di Ransmayr la mia preferenza è caduta su due di essi: il primo dichiaratamente e tipicamente postmoderno, cioè il rapporto dell’opera letteraria, dei personaggi e dell’autore stesso con il passato. Come spesso accade quando si parla di Postmoderno la parola "passato" va spiegata, specie se riferita al materiale su cui il romanzo è costruito: nell’opera narrativa di Christoph Ransmayr ho trovato molti "passati": l’invenzione letteraria che corre parallela alla ricostruzione scientifica della storia in Die Schrecken des Eises und der Finsternis; i miti antichissimi di Ovidio in una "classicità reinventata" di Die letzte Welt; un "dopoguerra mai esistito" in Morbus Kitahara.
L’altra tematica che ho scelto non è tipicamente postmoderna ma ricorre in tantissima letteratura precedente: il rapporto tra l’uomo e la natura circostante. Tuttavia tale tema viene trattato in modo diverso in una letteratura che nasce in una società postindustriale: anche nei romanzi di Ransmayr
questa problematica viene continuamente proposta in chiave di
dualismo, eterna opposizione tra progresso e regresso. L’assoluta
neutralità dell’autore nella valutazione degli effetti e dei
vantaggi di entrambe le componenti del detto dualismo rende la
lettura e l’interpretazione di questo elemento tematico
dichiaratamente aperta a qualsiasi tipo di posizione.
Nel lasciare il passo al pieno svolgimento di questo mio lavoro mi auguro di aver assolto il compito adeguatamente nel tentativo di illustrare un seppur piccolo spaccato di quell’immenso e complesso panorama che è l’indagine sul Postmoderno. |