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12 marzo 1938: la polizia tedesca e quella austriaca
rimuovono insieme le barriere sul confine tra i due stati
1918-1919: fallisce il primo tentativo di un "Anschluss
democratico"
Alla fine
della prima guerra mondiale crollò il grande impero asburgico. Quel che
rimase del grande passato era una piccola repubblica che corrispondeva
geograficamente più o meno allo stato odierno dell'Austria. Ma questo nuovo
stato, drasticamente ridotto rispetto al vecchio impero, non era molto amato
dai suoi abitanti.
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Infatti, tra i primi progetti del governo dell'Austria
repubblicana e democratica ci fu la richiesta che l'"Austria tedesca" dovesse essere annessa
alla Germania. Un trattato tra i due stati era quasi pronto per essere
firmato e anche le nuove costituzioni dei due stati prevedevano
l'unificazione. Ma i vincitori della guerra lo proibirono categoricamente.
Due referendum (nel 1921) nelle regioni di Tirolo e di Salisburgo portarono
a più di 99% a favore dell'unità, ma anche il voto popolare non servì a
niente. |
Per saperne di più:
Tedeschi ed austriaci
i loro rapporti tra ieri ed oggi
Prima parte:
tra il '700 e l'800
Seconda parte:
dal 1871 al 1945
Terza parte:
dal 1945 a oggi |
1919-1938: vince il pressing violento dei nazisti
Infatti, i motivi per essere orgogliosi
del nuovo mini-stato austriaco non erano molti, anche perché i 19 anni tra la fine della guerra e il
famigerato anno 1938 furono pieni di lotte politiche sanguinose tra
socialdemocratici, austro-fascisti, cattolici e nazisti, delle volte vicine al limite
della guerra civile. Soprattutto dopo il 1933, quando Hitler arrivò al
potere in Germania, il pressing dei nazisti sul governo austriaco si fece
sempre più forte.
Per contrastare il potere dei nazisti austriaci, che pretendevano, con
crescente violenza, l'unione con la Germania, il Cancelliere austriaco
Dollfuß nel 1932 installò un regime autoritario, mettendo così fine alla
democrazia parlamentare. Ma con questo passo si scavò la propria tomba.
L'assassinio di Dollfuß e di molti suoi sostenitori da parte dei nazisti (25
luglio 1934), peggiorò ulteriormente la situazione interna dell'Austria.
Dopo una lunga e durissima campagna politica, che comprese anche minacce di
guerra da parte di Hitler, Arthur Seyß-Inquart, un avvocato nazista e
fanatico seguace di Hitler, fu nominato Cancelliere d'Austria. Ma solo per
un giorno: il suo unico atto da governatore fu quello di invitare l'esercito
tedesco ad invadere l'Austria e a indire un plebiscito per confermare
l'annessione del suo paese alla Germania nazista.
12 marzo 1938: le truppe naziste invadono
l'Austria
Quel giorno, le truppe naziste invasero l'Austria e
arrivarono, senza incontrare nessun tipo di resistenza e senza dover sparare
un colpo, in poche ore a Vienna. Furono accolte dappertutto con grande
entusiasmo.

Le immagini parlano chiaro: l'entusiasmo degli austriaci era vero e sentito.
sopra: i nazisti arrivano a Innsbruck,
sotto: Hitler arriva a Vienna.

Il plebiscito del 10 aprile 1938
Nel mese tra l'annessione e il plebiscito indetto sia in
Germania che in Austria arrivò una seconda invasione, quella dei
funzionari nazisti che scatenarono una campagna propagandistica che si fece
sentire in ogni angolo della vita quotidiana. Bandiere, striscioni e
manifesti con slogan e con la svastica comparvero in tutte le città sui
tram, sui muri e sui pali; soltanto a Vienna furono affissi circa 200.000
ritratti del Führer in luoghi pubblici. Anche sulla corrispondenza comparve
il timbro postale "Il 10 aprile il tuo sì al Führer". I giornali e
le radio che erano fermamente in mano nazista martellavano la popolazione
austriaca con una continua propaganda per il "sì" e non vi fu
nessuno spazio
ufficiale per il "no".

La scheda per votare, con un grande "sì" e un piccolo "no".
La domanda era: "Sei d'accordo con la riunificazione dell'Austria con il
Reich tedesco
avvenuta il 13 marzo 1938 e voti per la lista del nostro Führer Adolf
Hitler?"
Naturalmente stravinse il "sì": in Germania con il 99,60%, in
Austria con il 99,71% dei voti. Questo plebiscito violò i più
basilari concetti di democrazia e legalità del voto: la domanda a cui si
doveva rispondere suggeriva già fortemente la risposta positiva, lo stesso
fece la grafica della scheda (vedi sopra). Inoltre, gli ebrei, le
persone "di sangue misto" e tutti quelli incarcerati per motivi politici o
razziali, cioè complessivamente ca. l'8% della popolazione austriaca, erano
esclusi dal voto. Nonostante ciò, il risultato può essere considerato uno specchio
abbastanza fedele di quello
che pensava la grande maggioranza dei tedeschi e degli austriaci.
Già a due settimane dall'invasione, le truppe tedesche potevano ritirarsi di
nuovo in Germania, un'occupazione stabile dell'Austria non era necessaria.
Ma l'entusiasmo sparisce presto

Una foto propagandistica: soldati tedeschi e ragazze
austriache
Ma per Hitler il nuovo Reich unito non rappresentava affatto
la conclusione di un sogno e l'inizio di un'era di pace. Per lui fu solo la
prima tappa di un'escalation che continuò, nello stesso anno, con
l'annessione della Cecoslovacchia e nell'anno successivo con l'attacco alla
Polonia, cioè con l'inizio
della seconda guerra mondiale.
I nazisti tedeschi volevano la trasformazione dell'Austria in una provincia
subordinata e la cancellazione di tutte le caratteristiche particolari
dell'Austria. Gli austriaci dovevano diventare
tedeschi, che lo volessero o no. Prima l'Austria fu chiamata "Ostmark"
(Territorio dell'est), poi "Circoscrizione delle Alpi e del Danubio". Il
nome tradizionale "Österreich" (Austria) fu ufficialmente abolito
dietro minaccia di sanzioni.
Nella sua "Storia dell'Austria" Stephan Vajda scrive: "La prassi quotidiana
del nazionalsocialismo si abbatté sull'Austria in tutta la sua cruda
rozzezza. Il regime di Hitler, visto da vicino, non si rivelò né ricco di
beni materiali o spirituali, né progressista e promettente. Il duro ordine
militare tedesco era esattamente l'opposto della mentalità austriaca che per
giunta veniva apertamente derisa dai superuomini germanici."
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Hitler aveva bisogno degli austriaci per la sua guerra che iniziò appena un
anno dopo l'annessione dell'Austria. Ma quando gli austriaci furono
trascinati nella seconda guerra mondiale la loro iniziale euforia per l'annessione
alla Germania era già svanita. Nei territori occupati i soldati austriaci si
distinguevano spesso da quelli tedeschi per una maggiore umanità e
indulgenza verso la popolazione. Quando la guerra finì la stragrande
maggioranza degli austriaci spalancò le porte alle truppe alleate. Goebbels
era furioso: "I sobborghi viennesi hanno innalzato in gran parte la bandiera
rossa a favore dell'Armata rossa... Il Führer ha già imparato a conoscere i
viennesi. Sono gentaglia ripugnante, composta da una mescolanza di Polacchi,
Cèchi, Ebrei e Tedeschi." |
Per approfondire:

La resistenza austriaca contro Hitler
Visita guidata virtuale alla mostra
"La virtù nascosta", dedicata alla
resistenza austriaca al nazismo.
[7 pagine] |
Quegli otto anni del regime nazista in Austria sono bastati a distruggere
per sempre il sogno pan-germanico degli austriaci e dei tedeschi. Oggi non c'è più nessuno,
né in Austria né in Germania, che ci vuole riprovare. Ed è sicuramente un
bene, per tutti e due i popoli...

Hitler parla a una folla di 250.000 persone, sulla "Heldenplatz"
di Vienna |